Dolcificanti artificiali e Microbiota

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Un recente articolo del dr. Mercola (ottobre 2018) ci spiega come l’utilizzo dei dolcificanti artificiali abbia un impatto “devastante” sul microbiota intestinale, minacciando la vita dei batteri e modificando il metabolismo.

I 6 dolcificanti esaminati

Il dr. Mercola si riferisce ad uno studio condotto sugli animali in cui sono stati testati i dolcificanti articiali attualmente approvati e ritenuti sicuri dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti.

Il risultato ha evidenziato come questi arrechino danni al DNA e interferiscano con l’attività normale e salutare dei batteri intestinali.

I dolcificanti artificiali presi in esame sono:

  • aspartame
  • sucralosio
  • saccarina
  • neotame
  • advantame
  • acesulfame potassio-k

La maggior parte di questi dolcificanti è stata approvata molto prima che esistesse la tecnologia per eseguire studi appropriati come questo che ne rivela la vera potenzialità tossica.

Il problema si presenta quando le persone ne assumono quantità importanti e per periodi prolungati.

Basta ad esempio bere da due a quattro bevande dolcificate al giorno, quotidianamente, per destare preoccupazione.

E’ così che si innescano cambiamenti biochimici e il nostro corpo non ha tempo per riprendersi.

Rischio per microbiota e cellule

Secondo questo studio il limite tossico per questi dolcificanti artificiali sembra essere di circa 1 milligrammo per millilitro (mg / ml).

Come sappiamo bene il microbiota e la salute dell’intestino hanno un ruolo fondamentale per la nostra salute, ci proteggono dall’infiammazione e garantiscono al nostro corpo le corrette funzioni metaboliche.

I danni provocati sulla salute dell’intestino influenzano a loro volta la capacità del corpo di processare zucchero e carboidrati.

Tutti i dolcificanti esaminati si sono dimostrati tossici sui batteri intestinali, alcuni di questi addirittura per le nostre cellule:

  • La saccarina ha causato il danno più grande e più diffuso mostrando effetti citotossici e genotossici, ovvero è tossica per le cellule e ne danneggia le informazioni genetiche con possibilità di mutazioni.
  • Aspartame e acesulfame potassio-k hanno entrambi causato danni al DNA
  • Il neotame  interferisce con le funzioni metaboliche e aumentata le concentrazioni di diversi acidi grassi, lipidi e colesterolo.

Sovrappeso e diabete

Altre ricerche inoltre, mostrano che i dolcificanti artificiali danneggiano le funzioni vascolari e causano cambiamenti cellulari che possono indurre a diabete e obesità, ne aumentano il rischio  allo stesso modo o anche peggio dello zucchero.

Questo meccanismo è dovuto alle disfunzioni metaboliche appena discussa, che promuovono deposito di grasso e aumento di peso…esattamente il contrario di ciò che si vorrebbe quando si opta per un dolcificante.

Uno studio del 2005 ha proprio evidenziato come per ogni bevanda analcolica e dolcificata che i partecipanti bevevano al giorno, vi erano:

  • il 65% in più di probabilità di diventare in sovrappeso nei successivi sette-otto anni
  • il 41% in più di probabilità di diventare obesi.

Nel 2010, un’importante rivista scientifica pubblicata sul Journal of Biology and Medicine di Yale ha riassunto i risultati di uno studio epidemiologico su oltre 11.650 bambini tra i 9 e i 14 anni.

Per ogni bevanda dolcificata assunta si aveva un aumento del BMI di 0,16 kg/m² e un aumento dell’obesità.

Appetito e voglia di carboidrati

Un altro effetto dimostrato da questa ricerca è l’effetto che hanno i dolcificanti artificiali sull’appetito e sul desiderio incessante di carboidrati.

Una caloria derivata da un dolcificante naturale innesca una risposta nel nostro corpo per mantenere costante il consumo energetico. Mentre se deriva da un dolcificante artificiale questo meccanismo non si attiva e si ha una voglia continua di dolci e dipendenza dallo zucchero.

La leptina, ormone che regola l’appetito, si attiva quando abbiamo assunto una quantità di calorie tali da interrompere l’ingestione di cibo, ma non si attiva con bevande dolcificate perché hanno zero calorie. Questo ci porta a continuare a mangiare/bere perché non stiamo ricevendo abbastanza calorie, inducendo un’incessante voglia di carboidrati.

Le conseguenze si manifestano proprio sulla salute dei batteri intestinali innescando quanto detto finora.

Quale dolcificante assumere?

Escludendo tutti i dolcificanti artificiali sotto accusa in questi studi, rimangono i dolcificanti naturali e sicuramente un’azione da parte nostra decisiva nel contenere il consumo.

Stevia, eritritolo, xilitolo sono i più consigliati perché naturali e con apporto calorico minimo se non nullo (eritritolo).

Si scelgono in base al gusto, al contenuto calorico che ne deriva e soprattutto alle risposte che ci comunica il nostro corpo a livello intestinale e di appetito.

Il miele è certamente naturale ma ricco di fruttosio, come anche il succo d’agave, perciò è consigliabile limitarne il consumo.

Oltre alla scelta di dolcificante è importante educare il nostro corpo ad essere più sensibile al gusto dolce. Ovvero, gradualmente, diminuire la quantità di dolcificante e rieducare le papille gustative della lingua.

Per molti che hanno scelto la Paleo sembrava assurdo addirittura eliminare lo zucchero dal caffè, ma con un piccolo sforzo continuo nel tempo si può fare senza alcun problema.

Anzi, se poi capita di assaggiare un caffè zuccherato risulta imbevibile!

Caterina Borraccino


 

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