Consumo di caffé ed effetti sul nostro apparato digerente

Il caffè è una bevanda iconica in Italia come in tutto il mondo, dalle classiche tazze a colazione ai sofisticati espresso nei ristoranti. Con radici che risalgono al 1000 d.C., il caffè è diventato una potenza economica, seconda solo al petrolio. Le esportazioni valgono oltre venti miliardi di dollari all’anno, ma l’eccesso di produzione ha abbassato i prezzi, colpendo i piccoli produttori. Negli USA, le caffetterie sono in rapida crescita, e Starbucks è la terza catena di ristoranti del paese. In Italia la tradizione di consumare caffè in varie parti della giornata è da secoli un must inevitabile per tutti, o quasi. Gli americani guidano il mondo nel consumo di caffè, bevendo 146 miliardi di tazze all’anno. Due terzi lo bevono ogni giorno, con gli impiegati più di tutti gli altri. L’Italia al mondo è il settimo Paese a livelli di consumi di caffè, con 5,2 milioni di sacchi annui, 95 milioni di tazzine di caffè, ovvero 1,6 in media per italiano.

Un alleato o un nemico?

 

Il caffè, con oltre ottocento composti, tra cui la famosa caffeina, svolge un ruolo centrale nelle abitudini quotidiane. La caffeina, presente in molti stimolanti, agisce sovrapponendosi ai normali meccanismi del corpo, impedendo la produzione di AMP ciclico(Adenosina monofosfato) che solitamente segnala al corpo di “muoversi”. Questo spiega la sensazione di veglia e attenzione che il caffè regala, una ben nota caratteristica che fa “dimenticare” la stanchezza. Tuttavia, l’effetto piacevole del caffè ha un prezzo. La caffeina è altamente dipendente, richiedendo dosi crescenti per gli stessi risultati. Nonostante molti celebri amanti del caffè, come il poeta Honoré de Balzac, siano stati affascinati dai benefici temporanei, c’è chi avverte che il caffè può essere un “silenzioso killer del successo”. Gli effetti collaterali includono iperattivazione, irritabilità, ansia e problemi di sonno, dato che la caffeina rimane nel sistema per circa ventiquattro ore. Quindi, mentre il caffè può offrire una soluzione immediata, può anche creare problemi a lungo termine, spingendo alcuni a considerarlo con maggiore attenzione.

Effetti su corpo e cervello

Il caffè, soprattutto quello con caffeina, è considerato dalla dottoressa Louisa Williams, autrice di “Radical Medicine”, come un agente farmacologico potente capace di arrecare diversi danni alla salute. La Williams suggerisce un graduale abbandono del caffè, iniziando con il passaggio al caffè decaffeinato biologico, successivamente al tè nero o verde biologico e infine alle tisane, bevande a base di cicoria tostata o semplice acqua calda con succo di limone. Importante sottolineare che il caffè decaffeinato non rappresenta una soluzione ideale, contenendo ancora caffeina e altri fitochimici con effetti fisiologici.

La caffeina, dopo l’assunzione, si diffonde rapidamente in tutto il corpo, attraversando barriere come quella sangue-cervello. La Williams spiega che la caffeina è una metilxantina, agendo sia come stimolante, aumentando la frequenza cardiaca e il flusso sanguigno, sia come rilassante, aprendo i vasi sanguigni e rilassando i tessuti muscolari.

Gli effetti dannosi della caffeina sulle ghiandole surrenali possono compromettere la produzione di ormoni chiave e influenzare neurotrasmettitori come adrenalina, noradrenalina e dopamina. Questo può innescare la risposta di lotta o fuga del corpo, mettendo il sistema nervoso in uno stato di allerta costante, anche in assenza di stress reale, portando a una possibile fatica surrenale.

La ricerca evidenzia come il caffè e la caffeina influenzino l’assorbimento di nutrienti chiave, come la riduzione del magnesio e dell’assorbimento del ferro. Il caffè caffeinato, agendo da diuretico, può contribuire alla perdita di calcio, aumentando il rischio di rarefazione ossea, sebbene ci siano opinioni contrastanti su questo punto.

Per quanto riguarda il microbioma intestinale, sebbene uno studio suggerisca un legame tra caffè, tè, vino e una comunità microbica più sana nell’intestino, ci sono preoccupazioni per gli effetti negativi del caffè sull’igiene intestinale, incluso un possibile indebolimento dello strato mucoso protettivo e problemi di acidità gastrica.

Infine, uno studio sui batteri associati alle macchine per espresso ha rivelato la presenza di batteri, talvolta patogeni, sollevando preoccupazioni sull’igiene delle macchine da caffè. Pertanto, è consigliabile una manutenzione frequente per evitare la contaminazione del caffè. In conclusione, sebbene il caffè possa offrire momentanei piaceri, è essenziale considerare gli effetti a lungo termine sulla salute e prendere decisioni informate riguardo al suo consumo.

Soggetti più Vulnerabili

Il consumo di caffè e caffeina, sebbene spesso apprezzato per i momenti di piacere, può comportare rischi significativi, soprattutto in popolazioni vulnerabili. Queste includono donne in gravidanza e in allattamento, bambini e adolescenti, giovani adulti e persone con condizioni cardiache o mentali.

Studi approfonditi hanno associato il consumo di caffè durante la gravidanza a rischi maggiori di perdita della gravidanza, parto prematuro e altri problemi alla nascita. Una ricerca su madri e bambini in Irlanda ha evidenziato collegamenti significativi tra l’assunzione di caffeina materna e peso alla nascita più basso, dimensioni più ridotte e durata gestazionale più breve.

Studi su modelli animali sollevano preoccupazioni sulla potenziale irreversibilità degli effetti del caffè durante la gravidanza, influenzando anche il sistema riproduttivo degli offspring. In Turchia, ratti esposti a dosi di caffeina hanno mostrato cambiamenti nei livelli degli ormoni sessuali, suggerendo possibili impatti sul comportamento e sulle funzioni neuroendocrine nella vita adulta.

Ricerche cinesi su ratti hanno indicato che l’esposizione prenatale alla caffeina potrebbe aumentare la suscettibilità alla sindrome metabolica nelle femmine adulte, un insieme di fattori di rischio per malattie cardiache e diabete.

La salute riproduttiva maschile sembra essere influenzata negativamente dal caffè, con studi su ratti che mostrano riduzione della densità dello sperma, diminuzione della vitalità fetale e abbassamento dei livelli di testosterone in seguito all’esposizione in utero e durante l’allattamento.

Recenti scoperte di un consorzio internazionale sul cancro infantile indicano un aumento del rischio di leucemia nei figli di consumatori abituali di caffè, con una soglia di due tazze al giorno oltre la quale si sono notati effetti cancerogeni.

In conclusione, mentre il caffè può offrire piacere momentaneo, è essenziale considerare gli impatti a lungo termine, specialmente in situazioni delicate come la gravidanza e lo sviluppo infantile. Decidere consapevolmente sull’assunzione di caffè diventa quindi cruciale per la salute generale, specialmente nelle fasce di popolazione più vulnerabili.

 

Perché nel protocollo GAPS il consumo di caffé è limitato

Nella dieta GAPS, specialmente nella prima fase, il caffè non è consentito per diversi motivi che coinvolgono la salute generale dell’organismo. Il caffè è una bevanda apprezzata da molti, ma può causare notevoli problemi agli ormoni e all’umore. La dottoressa Natasha Campbell-McBride, la mente dietro la dieta GAPS, consiglia di evitarlo completamente per almeno i primi sei mesi di GAPS, durante i quali il sistema nervoso e gli ormoni possono rigenerarsi.

Il caffè contiene caffeina e altre sostanze chimiche che possono creare stress sul corpo. Inoltre, spesso è trattato con pesticidi, aggiungendo un ulteriore elemento nocivo. Anche il caffè decaffeinato subisce processi chimici che potrebbero essere dannosi per la salute. Questi motivi spingono a limitarne il consumo.

Se il caffè è davvero indispensabile, la raccomandazione è di berlo occasionalmente e in modo leggero. La dottoressa Natasha suggerisce che dovrebbe essere così leggero da permettere di leggere il giornale attraverso la tazza, se fosse trasparente. In tal caso, è consigliabile optare per la migliore opzione biologica e, se si sceglie il decaffeinato, assicurarsi che sia privo di sostanze chimiche dannose.

Inoltre, la dieta GAPS incoraggia a evitare le opzioni standard dei bar del caffè che aggiungono zucchero e latte processati, poiché l’effetto infiammatorio potrebbe compromettere i benefici del percorso dietetico. Quindi, nella fase introduttiva della dieta GAPS, il caffè non è ammesso per favorire il processo di guarigione e ridurre gli stressor sul corpo.

 

 

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Gennaio 10, 2024

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