MINDFULNESS: la palestra della mente

Persone foto creata da snowing - it.freepik.com

Non dico una cosa nuova se accenno al fatto che siamo tutti stressati.

Nessuno di noi ne può più delle pressioni psico-fisiche a cui siamo sottoposti e della sofferenza interiore che ne consegue.

Della conflittualità perenne che cresce sul lavoro in particolare e ovunque in generale, relazioni, famiglia e nelle varie comunità che frequentiamo.

La “catastrofe umana”

Nella mia professione accolgo persone di ogni grado socio-culturale e quello che noto sempre di più è la percezione del fatto che non ci siano proposte adeguate, standardizzate per rispondere alla domanda di aiuto che sale dalla sofferenza del nostro tempo.

Chi lavora nella psicologia o psichiatria o nel benessere più in generale, non può fare a meno di percepire le infinite varietà dell’intera catastrofe umana che incontra ogni giorno.

Ciascuna delle persone che arriva ai nostri studi, porta con sé la propria versione personale della catastrofe.

L’intera catastrofe è costituita non solo dalla loro malattia, ma dal complesso intreccio delle loro esperienze e relazioni passate e presenti, delle loro speranze, dei loro timori e della loro visione di ciò che sta loro accadendo.

Spesso accade che i pazienti ci portino l’idea di aver perduto la padronanza non solo del proprio corpo, ma di tutta la propria vita.

Inutile dire che gran parte di queste persone non hanno avuto grandi benefici da terapia farmacologiche precedentemente assunte.

Molti non sanno più cosa fare per aiutarsi e si presentano ai nostri studi come se fossero l’ultima spiaggia.

In queste condizioni accade spesso però di vedere grandi mutamenti nelle persone, proprio perché messi al muro dalla vita e costretti a lavorare su di sé, senza fare affidamento al caso, alla speranza o ad aiuti esterni come i farmaci.

Spesso i “momenti difficili” diventano punti di svolta determinanti nella vita dei nostri pazienti.

Che, mediamente, sembrano essere percepiti come un’espansione di quelle che essi intendono come le proprie possibilità.

Contare sulle proprie forze

Spesso il ringraziamento che rivolgono a noi a fine terapia, diventa un ringraziamento a sé stessi per il loro impegno.

Vale a dire per essere riusciti, insieme a noi, per la prima volta a entrare in contatto con le loro capacità interne senza essere abbandonati a sé stessi come magari accaduto prima nelle loro vite.

E noi, con grande piacere, facciamo notare loro che per arrivare dove sono arrivati hanno per forza dovuto fare appello a se stessi senza abdicare.

In buona sostanza hanno affrontato insieme al noi, con coraggio, la catastrofe della loro vita.

Sia nei momenti ok che in quelli meno buoni, con noi a fianco sono riusciti a andare avanti.

Sia quando le cose andavano bene che quando non andavano bene.

Per concludere, hanno capito che solo loro stessi potevano fare qualcosa per risollevarsi e che nessun altro poteva fare questo al posto loro.

E che per fare ciò avevano dentro di loro forze a sufficienza.

La consapevolezza

Le pratiche di sviluppo sistematico della consapevolezza sono il cuore della meditazione buddista.

Esse sono state coltivate per oltre 2500 anni nel mondo buddista sia monastico sia laico in varie parti dell’Asia. Recentemente questo tipo di meditazione si è diffuso in tutto il mondo.

Attraverso protocolli scientifici queste pratiche sono state affiancate come terapie palliative nella Terapia del dolore cronico, ad esempio.

Sono quindi divenute pratiche cliniche universali.

La consapevolezza è attualmente intesa come essenzialmente focalizzazione, attenzione.

La consapevolezza è notare profondamente dentro di sé in uno spirito di auto indagine e autocomprensione e accettazione.

Riappropriarsi di ogni istante

Da questo presupposto, essa può essere appresa e praticata, come facciamo nei nostri percorsi, senza fare riferimento necessariamente alle tradizioni orientali.

E in verità, uno dei suoi punti nodali è proprio il fatto di non dipendere da impianti di fede o ideologie, affinché i suoi benefici siano accessibili a tutti.

Ognuno dei pazienti che incontriamo comprende, insieme a noi in questo percorso, una cosa fondamentale:

Il valore della propria vita come qualcosa per cui valga la pena lavorare, momento per momento. Ogni momento è prezioso, unico, compresi i momenti di sconforto, tristezza, dolore o paura.

Questo “percorso” richiede soprattutto una pratica costante della consapevolezza momento per momento, una completa ri-appropriazione di ogni istante della nostra esperienza, buono o cattivo, bello o brutto.

E questa diventa la sostanza del vivere davvero la propria vita, anche se è diventata una catastrofe.

Ecco che la pratica per sviluppare consapevolezza è divenuta un elemento determinante nelle vite dei nostri pazienti.

Abitualmente, senza rendercene conto, sprechiamo enormi quantità di energia reagendo automaticamente e inconsciamente agli eventi esterni e alle nostre esperienze interne.

Coltivare la consapevolezza significa imparare a usare e focalizzare questa energia sprecata, senza automatismi.

Così facendo impariamo anche a entrare in uno stato di rilassamento e focalizzazione profondi, che recupera la nostra mente.

Proprio perché in questa modalità ci mettiamo maggiormente nella condizione di notare eventuali automatismi e di conseguenza anche la possibilità di apportare dei cambiamenti per migliorare il benessere della nostra vita.

Ed è tutto sommato anche facile entrare in questo spazio:

ciò che ci conduce a esso ci è tanto vicino quanto il tuo corpo, la tua mente e il tuo respiro.

Ed è sempre accessibile:

è sempre lì, presente in te, qualsiasi siano i tuoi problemi o i tuoi guai.

Con consapevolezza e meditazione disinseriamo la nostra automatica posizione ancestrale di allarme.

Ecco quindi come questo spazio interno di facile accesso può esserti di immenso aiuto, sia che ci troviamo ad affrontare stress, un dolore, un lutto, malattia.

Il fine ultimo della meditazione di consapevolezza è darsi la possibilità di guardarsi, accettarsi, accettare il dolore e vivere la sofferenza con un altro stato d’animo.

Morire a sé stessi per togliersi dalle catene dell’automatismo dell’ego.


Vi aspetto al prossimo articolo per entrare più a fondo nella pratica della Mindfulness e imparare a gestire meglio lo stress quotidiano.

Nel frattempo, mettetevi alla prova con un test sulla consapevolezza che trovate qui:

https://www.benesserepaleo.com/test-consapevolezza

Andrea Marino

BIBLIOGRAFIA
Quaderno d’esercizi di mindfulness. I. Kotsou. 2014. VALLARDI.
La Dieta Intelligente. D. Perlmutter. 2013. MONDADORI
Vivere momento per momento. J. K. Zinn 2004. TEA LIBRI
Il momento è adesso. E. Goldstein. 2012. Sperling e Kupfer
TEST SULLA CONSAPEVOLEZZA: Mindful Attention Awareness Scale (MAAS): Psychometric properties of the French translation and exploration of its relations with emotion regulation strategies.
Jermann F1, Billieux J, Larøi F, d’Argembeau A, Bondolfi G, Zermatten A, Van der Linden M.

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marzo 21, 2019

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