Cereali e Soia: deforestazione e malattie

Le monocolture di soia stanno rimpiazzando la foresta del Chaco e contribuiscono all'incidenza di malattie per glisofato

Le coltivazioni di cereali e soia, soprattutto OGM, stanno devastando terreni che prima ospitavano la foresta del Chaco, il più grande ecosistema “nativo” del Sud America dopo l’Amazzonia.

Si tratta di monocolture destinate in gran parte ai mangimi per gli allevamenti intensivi.

In questo video sono state catturate immagini del 2017 che testimoniano la deforestazione in atto nel Chaco, tra Argentina e Paraguay (FONTE: Francesco De Augustinis /Corriere TV ).

Tra glifosato e bambini con tumori ecco cosa sta creando l’industria dei mangimi:

Attraverso l’occhio di un drone, diretto dal team investigativo di Mighty Earth, è stato filmato quello che sta succedendo nella zona dove la deforestazione (legale e illegale) avanza con ritmi spaventosamente rapidi.

L’ecosistema del Chaco ricopre un’area di 110 milioni di ettari tra Argentina, Paraguay, Brasile e Bolivia.

Si stima che:

  • tra il 12% e il 15% del Chaco sia già stato convertito ad uso agricolo
  • nell’area del Gran Chaco si concentra l’80% della deforestazione
  • tra il 2000 e il 2012 è stata deforestata un’area di circa 8 milioni di ettari
  • oltre il 22% della superficie di foreste dell’Argentina, convertite per lo più in coltivazioni di soia
  • nel Chaco argentino il principale motivo della deforestazione è la soia
  • nel Chaco del Paraguay il primo motivo di deforestazione è l’allevamento bovino, poi la soia

Glifosato e tumori

Il clima rigido del Chaco non è naturalmente adatto alle grandi monocolture, la soia coltivata qui è geneticamente modificata e richiede grandi quantità di fertilizzanti chimici e pesticidi, come l’erbicida glifosato.
Ad oggi in Argentina sono ammesse 46 colture Ogm, la maggior parte soia e mais.

Sul campo sono state filmate diverse storie di famiglie del luogo in cui le fumigazioni dei campi, fatte con gli aerei sulle grandi monoculture di soia, sono le principali indiziate dei problemi di salute anche gravi alle popolazioni delle città e dei villaggi della regione, adiacenti ai campi.

Chi vende e chi compra la soia?

La soia coltivata in questi terreni è venduta ai principali trader, Cargill e Bunge tra i maggiori acquirenti, insieme ad altre sigle come Adm, Louis Dreyfus e Wilmar.

Controllano circa il 90% del commercio mondiale di cereali e semi oleosi come la soia.

La stragrande maggioranza della soia coltivata nel Chaco è destinata all’esportazione:

  • Brasile, Argentina e Usa rappresentano insieme circa l’80% della produzione mondiale di soia
  • Europa e Cina sono i due principali importatori

Secondo i dati dell’osservatorio resourcetrade.earth nel 2016 l’Europa ha importato 46,8 milioni di tonnellate di soia, di cui 27,8 dall’America Latina.

L’Italia ha un ruolo tutt’altro che secondario nelle importazioni di soia sudamericana. Secondo lo stesso osservatorio, l’Italia nel 2016 ha importato:

  • 1,5 milioni di tonnellate dall’Argentina (come terzo importatore UE)
  • 653 mila tonnellate dal Brasile (come sesto importatore UE)
  • 530 mila dal Paraguay (come secondo importatore UE)

Mangimi per allevamenti intensivi

Almeno l’85% della soia importata in Italia è utilizzata per la produzione di mangimi, destinati agli allevamenti. La stessa Mighty Earth mette in correlazione la soia importata con l’aumento del consumo di carne in Europa: secondo i dati Ocse, nel 2016 ogni cittadino europeo ha consumato in media:

  • 32 kg di suino
  • 24 kg di pollo
  • 11 kg di carne bovina,
  • 2 chili di ovini e caprini.

Il collegamento tra deforestazione, soia, carne e derivati è un tema centrale in un’ottica di sostenibilità alimentare.

L’aumento di nuovi terreni coltivati a soia e cereali è trainato prevalentemente dalla domanda dell’industria dei mangimi, che deve far fronte all’aumento del consumo globale di carne.

Una domanda che che a sua volta va di pari passo con l’aumento della popolazione mondiale, che dovrebbe superare i 9,7 miliardi nel 2050.

Secondo i dati Faostat, produciamo già calorie alimentari per circa 16 miliardi di persone, ma gran parte della produzione di cereali e semi oleosi è destinata ai circa 70 miliardi di animali da produzione allevati ogni anno.

Con questo ritmo, si stima che nel 2050 un quinto delle foreste residue sul pianeta dovrà essere convertito in terreno agricolo per la produzione di soia e cereali.

Cosa c’entra la Paleo in questo?

Quando si parla di stile di vita Paleo si pensa subito ad una dieta iperproteica, ad elevati consumi di carne e quindi partecipe di quanto descritto finora.

E’ totalmente il contrario!

La qualità degli alimenti come il rispetto dell’ambiente e degli animali sono al primo posto, così come lo erano nel Paleolitico.

Non si finisce mai di ricordare che gli animali allevati intensivamente, a cereali e soia, non solo danneggiano l’ambiente e l’ecosistema, ma si ammalano, sono soggetti ad antibiotici, hanno una struttura fisica corrotta e così il prodotto che ne deriva e che poi mangiamo.

Come spiegato egregiamente nel libro di Lierre Keith “Il Mito Vegetariano”, non è la scelta vegana o vegetariana a salvare il pianeta, anzi tutt’altro!

La diffusione dell’agricoltura ha letteralmente fatto estinguere specie animali e vegetali.

Quando si sostituisce la carne con la soia, i legumi, i cereali, non si tiene conto di quante “morti indirette” sono provocate. Le stesse morti che la scelta vegana o vegetariana vorrebbe evitare, invano. Senza contare i problemi di salute derivanti da questi alimenti sul nostro corpo e quelli dovuti alla mancanza di carne nell’alimentazione.

Ma su un punto siamo d’accordo.

Dobbiamo rafforzare la consapevolezza che è possibile un’altra strada, educare il consumatore a scelte etiche per l’ambiente, gli animali e per se stesso.

Allevamenti Grass Fed e scelte BIO

Nella paleo si parla di CARNE GRASS FED, ovvero di allevamenti condotti come natura vuole.

Animali liberi di pascolare su terreni incontaminati, che non si cibano affatto di cereali o soia ma solo di erba, l’unica fonte di nutrimento per loro naturale.

Il primo pensiero è “non basta lo spazio che abbiamo per allevare ad erba tutti gli animali e garantire carne a tutto il pianeta”.

Se pensiamo ai consumi di oggi certamente ci nutriamo di quantità eccessive di carne e fare calcoli su queste stime non ci porterebbe da nessuna parte.

Ma possiamo iniziare il cambiamento, scegliere di mangiarne tanto quanto basta e cominciare a destinare anche solo una parte dei nostri acquisti a carne grass fed piuttosto che allevata intensivamente.

Un piccolo gesto di ognuno che inciderebbe moltissimo su scala mondiale, sia sulla deforestazione, sia sulla quantità di animali allevati intensivamente, sia sulla spesa sanitaria.

Anche la scelta di prodotti bio aiuta ad educare il mercato a fornirci soluzioni ecosostenibili, oltre che allargare il nostro menù proteico a pesce non di allevamento e uova.

Si capisce meglio il punto di vista della dieta paleo, ovvero come cereali e legumi, ma anche latte e derivati, siano scelte che remano contro l’ecosistema e la nostra salute!

Caterina Borraccino

PS: se volete farvi un’idea di soluzioni da scegliere, nella pagina PROMO trovate prodotti bio e carne grass fed!


novembre 12, 2018

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